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Nel capitolo XV della 'Vita Pitagorica' di Giamblico, che tratta
della 'prima educazione del senso' e
di 'come Pitagora emendava le anime
dei suoi discepoli con la musica e
come aveva in se medesimo attuato
codesta emendazione', troviamo una
delle tracce scritte di alto
interesse per penetrare nella
scienza-arte dell'Eufonia.
Giamblico inizia così il suo
discorso:
'Credendo che la prima cura degli
uomini dovesse cominciare dalla
percezione sensibile - percezione di
belle forme e figure, di bei ritmi e
melodie - poneva per prima
l'educazione musicale, per mezzo di
determinati ritmi e melodie che
curano l'indole e gli affetti umani,
riconducendo all'originario
equilibrio le facoltà dell'anima;
inoltre escogitò dei mezzi per
reprimere e guarire malattie fisiche
e psichiche'.
Il primo contatto, per Pitagora, era
con la Bellezza: percezioni
sensibili di forme, figure e suoni
che mettevano in rapporto con
archetipi della coscienza. Talmente
stretta è la relazione tra le
percezioni semplici e i primordi che
non esiste certamente nessun mezzo
che conduca più direttamente
all'originario equilibrio.
Un principio di interna consonanza
fa corrispondere essenze di indole
apparentemente diversa. Ma niente
può essere evocato che non si
possieda già in qualche misura.
Nella risposta 'simpatica' c'è il
principio della vera educazione, che
permette di lasciar fluire
dolcemente l'immenso potenziale che
c'è in ognuno di noi. Quando
Pitagora 'educa musicalmente' non fa
che raggiungere una suprema sintesi
delle ancora più antiche pratiche di
Eufonia, che nell'antica India ed in
Egitto avevano avuto un apice
iniziatico.
Le Muse, e particolarmente quelle
riguardanti il suono, saranno per
Pitagora essenze vive racchiuse
nell'animo umano. E' divino l'uomo
che s'innalza internamente verso lo
Spazio e conosce queste 9 figlie di
Zeus e di Mnemosine (la memoria).
Infatti, la memoria spirituale è
presupposto dell'educazione
pitagorico/platonica, dove
l'imparare sarà ricordare quello che
l'anima ha vissuto. Che le Muse
abitassero nei monti Elicona e
Parnaso non esprime altro che l'idea
dell'evoluzione a spirale della
coscienza e quella della bellezza
eterna e possente del “Para-desh”,
la regione superiore, lo Spazio
eufonico.
Clio, Calliope, Melpomene, Talia,
Urania, Tersicore, Erato, Euterpe e
Polimnia avranno rapporto con tutte
le modalità vibratorie espresse nel
Suono, dal canto degli eroi
all'intonazione poetica, dagli
accenti tragici del verbo alla
commedia evocatrice degli animi,
dalla poesia didascalica e
dall'astronomia ai canti d'amore,
dagli strumenti musicali al canto
sacro e magico.
In un senso psicologico le Muse
rappresentano tutte le potenzialità
insite nell'essere umano, che devono
svilupparsi grazie ad una
particolare 'educazione musicale'
che consente loro di manifestarsi
nella Persona.
'Ma al di sopra di tutto ciò' -
prosegue Giamblico - 'sono degni di
considerazione i cosidetti
"trattamenti" e "adattamenti"
musicali da lui predisposti e
organizzati per i discepoli,
inventando con straordinaria abilità
combinazioni musicali di genere
diatonico, cromatico ed enarmonico,
con cui abitualmente ed agevolmente
mutava e rovesciava nei loro opposti
i sentimenti dell'anima, che in
quelli erano sorti di recente e
cresciuti in modo inconsulto e
irrazionale: moti di dolore, d'ira,
di compassione, gelosie e paure
assurde, brame d'ogni genere,
eccitazioni e depressioni,
rilassatezza e impetuosità d'animo.
Ciascuno di questi sentimenti egli
emendava nel senso della virtù, per
mezzo di convenienti armonie
musicali come anche di salutari
misture medicinali'.
Gli "adattamenti e trattamenti"
musicali predisposti da Pitagora
riflettono una conoscenza perfetta
ed approfondita della Legge di
Analogia. Plotino dice : 'Perchè
l'analogia è la legge di tutte le
cose... le cose di questo mondo non
possono essere indipendenti; deve
esistere necessariamente tra di loro
una certa relazione' (Enneade 3,
libro II, cap. 18). Gli effetti
ottenuti con l'abile combinazione
dei generi diatonico, cromatico ed
enarmonico erano dosati precisamente
come tonificanti del sistema nervoso
dato il rapporto stretto esistente
tra la struttura interna delle scale
e i moti dell'animo.
'La sera, quando si apprestavano a
dormire, egli [Pitagora] liberava i
suoi discepoli dai turbamenti della
giornata e purificava dai frastuoni
la loro mente agitata come il
flutto, rendendo il loro sonno
tranquillo, apportatore di sogni
buoni e divinatori. Al momento del
risveglio li liberava dal torpore
notturno, dalla fiacchezza e dallo
stordimento per mezzo di canti tutti
particolari e di melodie eseguite
col semplice accompagnamento della
lira o con la sola voce'.
Merita che si rifletta accuratamente
per comprendere come i canti e le
melodie 'tutte particolari' non solo
collaborassero a mantenere la mente
salda e sgombra nello stato di
veglia, ma influissero su stati
della coscienza tanto poco
conosciuti come il sogno e il sonno
profondo. Da un lato la preparazione
al trapasso quotidiano dalla veglia
al sogno; dall'altro la
purificazione da ogni scoria
psichica prodotta da esso,
eliminando il torpore e la
fiacchezza. Non c'è dubbio che solo
una conoscenza globale dell'essere
umano e dei suoi rapporti con le
energie macrocosmiche può aiutare a
sintetizzare leggi della natura in
suoni musicali sintonizzati con una
fonte di nutrimento inesauribile.
Innumerevoli elementi sono già
condensati in questi insegnamenti,
che coinvolgeranno pensatori come
Damone, Platone, Aristotele,
Plotino, Boezio, Oddone di Cluny.
Conoscenze che, alla pari di altre
sui misteri dell'essere, sbiadiranno
col tempo, perdendo contorni,
precisione e credibilità.
Giamblico, neoplatonico che già nei
'Misteri Egizi' rivela conoscenza
profonda delle realtà eufoniche come
'filosofia vissuta', va avanti nella
biografia del Maestro dicendo: 'Ma
per se stesso il grande uomo non
allo stesso modo conseguiva il
medesimo risultato, ossia per mezzo
di strumenti o della voce; ma con
l'aiuto di una divinità arcana ed
inaccessibile tendeva l'orecchio e
fissava la mente alle sublimi
armonie del cosmo, egli solo - come
diceva - percependo e intendendo
l'armonia universale e le consonanze
delle sfere e degli astri che entro
queste si muovono. Codesta armonia
rende una musica più piena e più
pura di quella umana: infatti il
moto e la circolazione risultanti da
suoni diseguali e variamente
differenti tra loro per velocità,
forza, lunghezza d'intervalli, e
tuttavia disposti reciprocamente
secondo una proporzione
perfettamente musicale, riescono
armoniosissimi e insieme bellissimi
nella loro varietà. Con questa
musica egli si nutriva e riconduceva
a ordinata disciplina la mente,
esercitandola - per così dire - come
un atleta il proprio corpo; ma nel
contempo pensava di fornire ai suoi
discepoli, come meglio poteva,
modelli e raffigurazioni di essa,
imitando con gli strumenti o con la
sola voce tale musica cosmica'.
Estratto da Eufonia – "Il Suono
della Vita" di
Daniel
Levy.

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